Il viaggio in moto da due punti di vista

Provenza e Camargue in moto: tra Colori, profumi e natura

Mancavano solo i musicisti con la fisarmonica, per il resto c’era tutto quello che ci si aspetta dalla Francia meridionale: dai balconi fioriti delle case dei piccoli borghi da film a Gordes e Bonnieux, alle enormi distese di lavanda di Valensole passando per le ocre di Russillon e il rosa delle saline di Giraud.

Un viaggio sicuramente poco “adventure”, la Provenza e la Camargue sono regioni molto frequentate da turisti. Ma le tante curve del Col de Turini e delle gole del Verdon miste al caldo di luglio hanno trasformato il nostro viaggio in una sfida complicata almeno per i primi giorni, per poi trasformarsi in un tripudio di colori ed emozioni.

LA SCALATA AL COL DE TURINI

Il nostro itinerario francese parte dall’eterno semaforo del tunnel del col di Tenda (ci hanno sconsigliato di prendere la vecchia strada sterrata, è troppo dissestata, e stranamente ascolto il consiglio – leggi: sto diventando inesorabilmente vecchio), per ritrovarci immediatamente in Francia tra i primi borghi della val Roya preceduto da un furgone blu che non riesco/voglio sorpassare: non so dove siano dislocati gli autovelox, sto poco bene e ho una brutta giornata. Per non contare che non trovo più il cavo del nuovo TomTom (visto che il meccanico non ha collegato correttamente il cavo originale alla batteria della moto e quindi non si carica), e che il collegamento bluetooth ai dati dello smartphone non funziona visto che non avevo attivato il roaming. Si, perché per segnalare i suddetti autovelox e il traffico in tempo reale il navigatore ha bisogno di una connessione ad internet. Ma mi sto facendo troppe masturbazioni cerebrali, la tecnologia sta fagocitando tutto il divertimento e mi sta facendo innervosire e distrarre. E poi i tornanti piuttosto ripidi e malmessi mi fanno perdere aderenza al posteriore per due volte rischiando di finire con le gambe all’aria. Il famoso tracciato del rally di Montecarlo ci mette a dura prova perché è stretto e disseminato di rocce e ghiaino, e non è nemmeno un granché panoramico a dire il vero. Siamo arrivati sul passo dopo due ore di strada e solamente 86 km percorsi: ce ne mancano altri 280 per arrivare a destinazione, e sono tutte curve (aiuto!). Ai piedi del suddetto si ritorna ad essere circondati da alti pareti rocciose, ma le gole che dobbiamo raggiungere sono ancora lontane.

GOLE DEL VERDON

Zigzagando per decine di km lungo il fiume Varo si arriva sulle sponde del Lac de Castillon, un laghetto artificiale lungo la strada D955 che si trasformerà poi in D952, la famosa serpentina che attraversa le incredibili gole del Verdon. Poi, arrivati a Castellane ci si trova di fronte ad un bivio: rive gauche o rive droite? È bene tener conto che per chi non soffre di vertigini il giro da fare è quello in senso antiorario per poter ammirare il fiume dall’alto, prendendo la D955, la D71 e per ultima la D952.

Noi non abbiamo fatto niente di tutto ciò, abbiamo percorso la strada più corta (più a nord, la rive droite) per raggiungere al più presto la nostra destinazione giornaliera: sì, bella è bella, però il caldo eccessivo e il mio malessere rovinano tutto. Il traffico è intenso e non ci si può distrarre un attimo, non riusciamo a parcheggiare la moto per ammirare il panorama, i camper occupano maleducatamente troppo spazio. Ammiriamo per qualche secondo il Lac de Sainte Croix e capiamo ben presto che la parte più difficile della giornata sembra essere terminata quanto in direzione Valensole/Manosque ci ritroviamo circondati da enormi distese di lavanda. Enormi, veramente.

Da qui ad Oppéde, un punto piuttosto strategico e quasi più “economico” dove stazioneremo un paio di giorni, il tracciato è decisamente più lineare e romantico alterna lunghi viali alberati e ampie distese gialle e viola. Ormai è assodato, sto diventando vecchio, non trovo più divertenti le strade tortuose. Al posto del casco indosserò un cappello per guidare, mi ci vedo con un Fedora.

PROVENZA

La Provenza è una regione delle alpi marittime, il territorio è prevalentemente collinare ed ha un clima mite: è semplicemente l’habitat ideale per i motociclisti e le moto. Curve dolci tra distese di lavanda e piccoli borghi raffinati, ottima cucina e panorami incantevoli. E finalmente riusciamo a rilassarci anche noi…

Per chi non fosse mai stato in Francia, vi elenco alcune cose da sapere:

  • i francesi parlano solamente francese, pochissimi conoscono qualche parola di inglese (Il WiFi diventa wifì – mi raccomando l’accento)
  • i prezzi sono leggermente più alti rispetto all’Italia
  • se andate in un qualsiasi ristorante, se non ve la portano anticipatamente, chiedete una caraffe d’eau (acqua di rubinetto). Una comune bottiglia d’acqua costa a partire da 5 euro
  • i formaggi a pasta molle sono squisiti e molto molto saporiti
  • le porzioni sono abbondanti
  • i prezzi dei piatti sono alti, ma è compreso il prezzo del coperto
  • inutile dirlo, ma sono maestri nello sfornare baguette e croissant. Imperdibili.

Nel B&B ad Oppéde ci aspetta la piscina che non riusciremo a goderci a causa della pioggia, ma le colazioni sono qualcosa di straordinario. Da qui, in poco tempo riusciamo a visitare Gordes, il borgo in cui sono state girate alcune scene del film “Un’ottima annata”, l’iconica abbazia di Senanque, Russillon e l’incredibilie sentiero delle ocre (un percorso facile, con calma ci si impiega un oretta scarsa), il borgo di Bonnieux e la graziosa cittadina di Arles. Secondo le guide sarebbe tutto imperdibile, ma ci vorrebbero molti giorni per riuscire a visitare tutto.

CAMARGUE

Ci dirigiamo a sud verso il mare, il Maestrale è piuttosto antipatico quando soffia a 50 km/h. La guida della moto diventa veramente ingestibile. Ma in meno di due ore di strada ci troviamo circondati da acqua a destra e a sinistra. Siamo in Camargue, il più grande delta fluviale dell’Europa occidentale. Lasciata alle spalle la zona industriale e attraversato il Rodano in traghetto (è sempre emozionante imbarcare la moto, anche se per pochi metri), ci rendiamo conto della vastità dell’area paludosa. A pochi minuti del piccolo paese lottiamo contro il vento impetuoso contro il quale è difficile anche camminare per rimanere letteralmente a bocca aperta di fronte allo spettacolo che offrono le Salin di Giraud, le saline più grandi d’Europa: una distesa d’acqua infinita che diventa rosa per l’effetto delle alghe e del sale: ogni anno vengono prodotti qui oltre un milione di tonnellate di cloruro di sodio per uso industriale – ad esempio per la produzione del sapone di Marsiglia.

Abbagliati dalla bellezza unica del sito (visitabile solamente a piedi o in bici), ci inoltriamo verso la selvaggia spiaggia di Piemanson, dove la natura ancora una volta prende il sopravvento. Nel senso che si arriva a parcheggiare proprio in spiaggia a una decina di metri dal mare. Non c’è elettricità, infrastrutture di nessun tipo, e ombra nemmeno a pagarla. La balneazione è sconsigliata, le acque sono pericolose. La zona è caratterizzata anche dai fenicotteri rosa che si muovono indisturbati, ma non riusciamo ad intravederne nemmeno uno, il vento è troppo forte e hanno preferito rimanere al riparo.

Noi soggiorniamo poco lontano da Saintes-Maries-de-la-Mer, una cittadina turistica dove poter assaporare una cultura più spagnola che francese. Immancabile una bistecca di toro e il Vin de Sable (un vino rosato molto salino): la zona oltre ad essere votata alle risaie è ricca anche di vigneti bassi che crescono su un terreno sabbioso. A distanza di qualche giorno dalla nostra permanenza, devo dare pienamente ragione a quanto scritto nel sito ufficiale provenzafrancia.it, la Camargue rapisce il cuore per il carattere duro della sua natura e dei suoi abitanti, ancora profondamente legati alle tradizioni e che preferiscono le zanzare ai turisti. Degna di nota anche la cittadina di Aigues Mortes, molto caratteristica e turistica, sorta a fianco di un’altra salina (che si può visitare a bordo di un trenino dedicato).

Sono riuscito a camminare a fatica per tutta la durata di questo viaggio a causa di un’infiammazione a entrambi i piedi. Riesco a fare una breve passeggiata senza troppi dolori l’ultima sera della nostra permanenza qui. Il tramonto dei primi giorni di luglio sembra infinito, tra tori e i cavalli allo stato brado, incontriamo una volpe e alcuni fenicotteri. Ho deciso che vado ad abitare lì.

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1 Comment

  1. Mattia 29 Luglio 2019

    Che bello

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