Il viaggio in moto da due punti di vista

In moto tra Colli Euganei e Berici

Ci si può sempre stupire anche a casa propria quando non si può andare più lontani. Basta semplicemente uscire dal seminato, evitando le arterie principali per riscoprire un mondo che in alcuni casi sembra essersi fermato in un’altra epoca, quella in cui si stava meglio quando si stava peggio.

A pochissimi minuti dalle città, percorrendo una qualsiasi strada secondaria, si apre immediatamente la campagna Veneta, un territorio che ha tanto da offrire. Noi che qui ci abitiamo da sempre non conosciamo ancora completamente il reticolo di vie che collegano le piccole frazioni e i borghi, qualche volta evitando la troppo cementata pianura veneta a favore di qualche (pochi e carrabili) chilometro fuoristrada. E riusciamo ogni volta ad emozionarci e ad incantarci.

Ci lasciamo subito Padova alle spalle per puntare a sud per attraversare la parte più meridionale dei Colli Euganei. I punti di interesse turistico sono veramente troppi, ci vorrebbero delle giornate per riuscire a visitare anche solamente la metà delle ville presenti nel territorio o le vicine terme di Abano e Montegrotto. Ma per oggi ci concentriamo su altre cose, le guide alle ville venete le trovate un po’ ovunque. La partenza del nostro itinerario è alle porte del parco regionale, ai piedi del monte Ceva per raggiungere l’imponente Castello del Catajo e lasciare la visita delle oltre 350 stanze e i 40 ettari ad un’altro giorno; si deve poi passare per Battaglia Terme tralasciando anche il Museo della Navigazione Fluviale di Battaglia Terme. Si arriva così ben presto a Galzignano Terme e ci si può immaginare quanto possa essere magnifico il giardino di 150.000 metri quadrati di Villa Barbarigo, ma qui le moto non possono entrare. E quindi finalmente si sale in quota e si va ad ammirare dall’alto la bellezza dei colli di chiara origine vulcanica: ci fermiamo brevemente al bar trattoria da Teresa, un must per i motociclisti dei dintorni: ci scaldiamo un po’, fuori ci sono 8 gradi. Il bucolico terrazzo è ottimo d’estate per godere dei taglieri di salumi e sottaceti tipici accompagnati da un buon bicchiere di vino (da bere responsabilmente). Risalendo in sella raggiungiamo attraverso una delle strade più strette del circondario al Pianoro del Mottolone, un piazzale incantevole dove scattare foto e postarle su Instagram.

Poco più giù c’è Arquà Petrarca, un dei Borghi più belli d’Italia, che come il suo nome al celebre poeta che nella seconda metà del tredicesimo secolo trovò dimora proprio tra i “vasti boschi di castagni, noci faggi, frassini, roveri coprivano i pendii di Arquà, ma erano soprattutto la vite, l’olivo e il mandorlo che contribuivano a creare il suggestivo e tipico paesaggio arquatense”, come si legge in un documento che si trova nel Museo Civico di Padova. Da qui poi si scende ancora passando per Baone, poi con un susseguirsi di curve da Valle San Giorgio si raggiunge Cinto Euganeo e la fascia pianeggiante verso Vicenza, a ponente dei colli. La provinciale che collega la vicina Este scorre via veloce tra curve dolci ai piedi delle colline coltivate, ovviamente, a vigneti. Ma bastano pochi chilometri per trovare nuovamente una laterale in cui buttarsi per raggiungere la provincia di Vicenza, ed è subito lampante la diversità del territorio.

Dal padovano al vicentino

Costeggiamo sempre il lato est dei Monti Berici: le strade si fanno un’altra volta più strette ma ci danno l’opportunità di immergerci totalmente nella ruralità del territorio, tra campi divisi da canali di irrigazione e vecchie barchesse ad uso rimessa per i trattori o per il fieno. Il lungo rettilineo che ci porta a Toara di Villaga segue le mura di cinta del castello di Belvedere (Villa Barbarano), fino ad arrivare ad un portale che ancora oggi accoglie chi arriva in paese. Chi volesse degustare il buon vino locale può fermarsi nel complesso edificato a fine del 1550, Villa Piovene Porto Godi, oggi cantina pluripremiata per i suoi prodotti, altrimenti si prosegue verso destra, tra vigneti, gelsi e campi coltivati. Si passa poi per Barbarano, quindi per Mossano. E qua ci si deve fermare a tutti i costi. Di fronte alla chiesa c’è la tipica osteria, e nella terrazza panoramica ci sono i vecchi tavoli bianchi quadrati con le gambe arrugginite, e quelle vecchie sedie di ferro e plastica arancione che erano già vecchie quando, più di qualche anno fa, eravamo ancora un bambini. E c’è pure l’oste che con il vassoio di acciaio, di quelli stondati e decorati corredato di centrino bianco fatto ad uncinetto, macchiato de vin moro (di vino rosso, che qua lo chiamano nero), ti porta un’ombra (altro modo di chiamare il vino).

Ma anche le gambe dei frequentanti sono arrugginite: l’età media si aggira intorno ai 75 anni. È un vero peccato che domenica mattina non ci fossero questi “monumenti storici”, erano tutti a messa, ci sarebbe piaciuto riportarvi una delle loro vecchie storie. Non vi resta quindi che sedervi su una di quelle sedie, prima o poi qualche indigeno vi si avvicinerà spontaneamente. Ah, e occhio ai trattori: in assenza di disponibilità di un’auto qualcuno si sposta con i mezzi che ha a disposizione. Se vi rimane del tempo, fate una passeggiata e andate a vedere (visitabili solo esternamente) i mulini ad acqua poco lontani.

Ripartiamo alla volta di Nanto (no, non la famosa scuola citata in Ken Shiro): la strada principale, detta anche “strada dei 5 tornanti difficili”, è subito impegnativa, quasi impossibile da fare in seconda marcia. E poi è anche peggio quando si svolta a destra seguendo le indicazioni per l’agriturismo Da Sagraro, dove la strada ritorna ad essere stretta e romanticamente contornata da ulivi fino all’ingresso dell’ampio cortile, dove troviamo asini, pavoni, fagiani… Ma per noi non è ancora arrivata l’ora di pranzare, anche se sentiamo il profumo inebriante della sopressa e della polenta…

Si scende nuovamente dal monte ammirando i vicini Colli Euganei immersi nella foschia, e da Nanto passiamo per Castegnero ammirando i tre campanili delle pievi, passando accanto ad una vecchia e suggestiva villa (dove potete acquistare del vino) con tanto di fontana/acquario all’esterno; prima di affrontare un breve tratto offroad, ci addentriamo a Costozza, un gioiello incastonato da ville e giardini spettacolari: qui si possono ammirare la Villa da Schio e Villa Thiene con i loro parchi. Fin dal Rinascimento alcune di queste ville appartenenti ad importanti famiglie furono collegate alla collina da dei ventidotti che ancora oggi convogliano l’aria fresca dalle grotte fino alle ville per rinfrescare gli ambienti in estate e intiepidirli d’inverno. Solitamente a metà maggio il borgo è in festa e le ville sono visitabili. Alla Botte del Covolo, storica osteria enoteca ricavata dall’antica ghiacciaia comunale  a forma di campana costruita con pietra e mattoni, annessa a Villa da Schio, si possono gustare panini gourmet con ingredienti stagionali veneti, come ad esempio il panino con seppioline, patate, cipolle stufate, radicchio rosso e patè di olive.

Durante tutto il giorno notiamo diversi gatti per strada, e per diversi intendiamo molti. Molti molti più del solito. È davvero strano qui a Vicenza… Per lo sterrato si deve tornare indietro di qualche centinaio di metri e salire su una ripida salita che porta a Villa Thiene, per poi imboccare a sinistra via Santa Tecla, un tratto detto anche “fuoristrada dei 6 tornanti difficili”. Solo i tornanti sono faticosi da affrontare se in sella si è in due, ma nulla di così drastico. Si mette la moto in prima e si va su che è una meraviglia. Pur abitando qui da trent’anni è la prima volta che la facciamo.

Seguiamo le indicazioni per Villabalzana, poi ancora per Nanto, San Giovanni in Monte e imbocchiamo la Dorsale Berica, strada ampia e molto amata dai centauri locali. Anche se è la miglior strada da percorrere noi facciamo solo una manciata di chilometri per buttarci nuovamente in una ripida laterale sconnessa pavimentata con cemento che ci porta un’altra volta in pianura, prima a Fimon e poi attraverso una breve via in terra battuta fino ad arrivare nei pressi dell’omonimo lago, la meta preferita dai motociclisti invernali delle vicinanze, che finché non viene l’estate e non si può affrontare la strada del Costo per andare ad Asiago, vanno tutti lì a bere il caffè (potrebbero anche fare il giro del lago a piedi, ma si sa che un vero biker non abbandona mai il proprio mezzo e non farebbe mai una cosa così tanto salutare).

Ci godiamo l’inizio del tramonto e dei colori che assumono le piante spoglie, poi ci rimettiamo in sella e andiamo alle porte di Vicenza ad ammirare uno dei capolavori di Andrea Palladio inseriti nel patrimonio dell’UNESCO: Villa Capra, detta la Rotonda.

Qui o nel sito di RoadBook la traccia GPX. Questo articolo e questa mappa sono stati pubblicati anche sul numero 6 della rivista RoadBook. Siate responsabili e prudenti nell’utilizzare le tracce fornite. Le condizioni dei tratti non asfaltati possono cambiare in funzione delle condizioni meteorologiche. E occhio ai pedoni e ai ciclisti.

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