Il viaggio in moto da due punti di vista

Tirolo

Lo scrivo adesso, ma il giro risale all’anno scorso, e si tratta del nostro primo giro all’estero in moto. Finalmente sono arrivate anche le valigie laterali, che per quel tanto atteso giro in Toscana non avevo a causa del ritardo nella spedizione…
Avevano previsto qualche pioggia in quei primi miei giorni di ferie (sì, primi in assoluto – quando ero un freelance non me li potevo permettere…), ma si sa che i temporali fanno parte della montagna, quindi oltre ai bagagli, in valigia c’erano antipioggia e mappa Michelin.

Giorno 1
Partiamo con la moto carica verso Bolzano, attraversando il Pian delle Fugazze fino a Rovereto, e poi via in autostrada. Tappa pranzo: Santa Magdalena, per assaggiare i canederli consigliati da un amico la sera prima, e direi che la scelta è azzeccata!
Ripartiamo, e comincia a piovere: decidiamo quindi di andare subito nel B&B che avevamo prenotato, anche se era troppo presto: Vipiteno per fortuna è poco lontano, e al nostro arrivo ci vuole poco a trovare il Goldener Lowe e i due giovani proprietari. E’ una struttura a dir poco favolosa, con pareti decorate e colorate e le stanze profumano di canapa, quella per isolare i tubi dell’acqua (mio papà fa l’idraulico, l’ho sempre vista per quella funzione). Scarichiamo i bagagli e saliamo nella splendida camera (che si chiama Granatapfel) a riposare qualche minuto, ma poco dopo andiamo in centro a Vipiteno per una veloce visita.
Poi cena (canederli ovviamente) in B&B preparata divinamente da Waltraud.

Giorno 2
La colazione che ci aspetta è qualcosa di una bontà unica e indescrivibile. Poco dopo partiamo per Innsbruck, e il metto non prevede nulla di buono: ad attenderci per strada c’è un po’ di pioggia e la strada, che passa sotto all’immenso Ponte Europa, ha un asfalto viscido. Massima attenzione e arriviamo in città in poco più di mezzora; parcheggiamo la moto nel parcheggio coperto della stazione e ombrelli alla mano cominciamo a girare la capitale del Tirolo, che ancora poco popolata alle 9 e con la pioggia è a dir poco romantica. Da non perdere assolutamente il coloratissimo negozio delle grappe e lì di fianco la speckeria, oltre che alle altre ovvie attrazioni cultural-artistiche.
Poco lontano dalla città si trova il castello di Ambras, di cui visitiamo l’immenso giardino nel pomeriggio soleggiato per poi correre tra le curve della valle opposta all’autostrada che va dal passo del Brennero a Innsbruck.

Giorno 3
Solita colazione meravigliosa. La meta di oggi si trova lontano e giriamo tutta la parte est del Tirolo fino ad arrivare al lago di Achensee, per poi perderci arrivando in Germania al lago di Tegernsee dove pranziamo al sacco. Io mi bevo un caffè improponibile in un bar dove cerchiamo di trovare una strada per il ritorno. Tornando indietro passiamo attraverso un cantiere lungo un altro lago per poi finire in una stradina a pedaggio che ci regala dei bei panorami su un fiume di color azzurro nel piccolo villaggio di Hinterriß. La via ci porta dopo tante salite e discese nei pressi dell’aeroporto di Innsbruck, dove prendiamo la strada per il ritorno.
Oggi ci fermiamo nel centro commerciale del Brennero, dove scopriamo l’esistenza di uno spaccio di cioccolato Lindt: ci ritorneremo di sicuro, lo capisco dagli occhi di A. E, oltre al cioccolato, ci sono un sacco di negozi con abbigliamento di noti brands a prezzi veramente buoni, peccato non avere un soldo e nemmeno lo spazio nei bauletti per portare a casa qualcosina.

Giorno 4
Yogurt Vipiteno, muffin, marmellate, treccia al burro, affettati… Dopo colazione visitiamo l’ovest del Tirolo, e finalmente curve e tornanti: Passo del Giovo (Jaufenpaß), giù in Val Passiria e attraverso i tornati del Passo Rombo (Timmelsjoch). Nel primo si sale bene, ma la discesa è un po’ sconnessa; il secondo è una bella sfida ai tanti tornanti che si intravedono da lontano. Sulla cima di entrambi però l’atmosfera è mistica e in religioso silenzio guardiamo la maestosità della natura. A rovinare l’atmosfera, quando ripartiamo, ci pensa il pedaggio da 10 € per passare attraverso la strada dell’Otztal, per pranzare a Solden con una improbabile cosa che chiamano si permettono di chiamare “pizza”, per poi andare nel villaggio ricostruito di Otzi, la famosa mummia. La mia archeologa di fiducia insiste per volerci andare, ma poi scopriamo che è più un villaggio per bambini e non un museo.
Ripartiamo in direzione dell’Abbazia di Stams che osserviamo da fuori. Poi fermata shopping al negozio Lindt del Brennero outlet. Quegli acquisti non dureranno molto…

Giorno 5
Ultimo giorno di avventure, prima del rientro a casa in giornata. Salutiamo a malincuore Waltraud e Ronny, la stalla dove mettevo al coperto la moto, la vecchietta che portava il latte appena munto con il suo bidoncino alle case del borgo e al fiumiciattolo che passava lì vicino. Dopo qualche perplessità e qualche piccola discussione, l’ultima meta è lo Stelvio, il Gavia e il Tonale. DOpo aver rifatto il Giovo scendiamo a Merano attraversando quelle vie fin troppo trafficate per cominciare la dura salita del passo più alto d’Europa. La stanchezza dei giorni precedenti, il peso della moto carica e la quota si fanno sentire presto, e i 48 tornanti son stretti e difficili da affrontare; lungo la strada e sulla cima però vediamo per tutto il tempo quelle belle cime innevate. Il passo dello Stelvio si apre subito con un paio di ristoranti e ambulanti che vendono panini, adesivi e souvenir. Ed è un peccato rovinare così un luogo del genere… Gli gnocchi fatti con la farina di castagne però erano decisamente buoni…
Scendiamo poi per la strada panoramica che ci porta a Ponte di Legno per affrontare il Gavia: qui la strada è messa male in salita e peggio in discesa, ma il paesaggio così rude e selvaggio, ripaga in parte le fatiche.
Il Tonale non mi è piaciuto.
La strada è ancora lunga per arrivare a casa e le soste cominciano ad essere sempre più frequenti, a causa di stanchezza e caldo. Il vento in autostrada poi non riusciamo ad affrontarlo e decidiamo di fare altre 2 curve, passando per il pian delle Fugazze. Altri 80 km e poi “finalmente” a casa.

Ma tanto, ripartiamo meno di una settimana dopo, con un’improvvisata delle mie.

 

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