Il viaggio in moto da due punti di vista

Sempre insieme

Non ho mai dedicato un post a chi mi accompagna nelle mie “avventure”. Non è la moto, e nemmeno la mia fedele macchina fotografica, entrambe indispensabili in ogni momento.

Oggi voglio parlare della mia compagna di viaggio oltre che di vita, quella che una volta aveva iniziato a scrivere in un blog suo e che poi ha smesso, quella che cito sempre come “A.” o come “zavorrina”. Non me ne vogliano tutte le zavorrine del mondo, “zavorrina” è una classificazione della propria compagna che ritengo piuttosto brutto: io la chiamo così solamente quando scrivo, ci tiene che il suo nome non sia diffuso in rete. Ha paura della CIA e di altre organizzazioni che possano complottare contro di lei. Come in “A Beautiful Mind”.

Delle varie disavventure di quest’anno ne ho già parlato più volte (Sicilia e  Svizzera su tutte): giustamente lei si è sempre lamentata, ma non ha mai tirato indietro una volta, o quasi. Però con l’avvicinarsi dell’inverno diventa categorica, soffre troppo il freddo per poter viaggiare in moto dopo 31/10.

Ma la settimana scorsa, lei mi ha proprio stupito in 2 cose:

  • Cosa numero A: mi sta appoggiando nella follia di andare a Capo Nord, io stavo scherzando quando gliel’avevo proposto.

Quando raccontiamo delle nostre avventure a parenti e ad amici, io scherzo sempre sulla poca durata fisica di A. dicendole che il giorno che partiremo per Capo Nord non possiamo limitarci a fare solamente 450/500 km al giorno. E ogni volta lei mi risponde che è impossibile fare tutta quella strada, che lei non ce la fa, e che lei non ha il mio fisico, e che lei blablabla. Ma di Capo Nord ne parliamo spesso, tanto che quasi ci stiamo organizzando.

Ultimamente mi ha anche detto che vorrebbe una moto sua e partire per fare il giro del mondo da sola. Mah.

  • Cosa lettera 2: sabato 23 novembre, lei mi ha chiesto di andare a fare un giro in montagna, pur sapendo che poteva esserci un po’ di neve.

E la neve c’era, non tanta, ma sul passo Vezzena ci siamo fermati per una fugace foto di rito, ma soprattutto per scaldarci le mani appoggiandole su qualsiasi superficie calda della moto. Per carità, questo ferragosto in Svizzera faceva molto più freddo, però nulla toglie che la mia dolce metà ha affrontato il suo primo e vero giro invernale. E secondo me non sarà nemmeno l’ultimo…

 

Un collega in ufficio la definisce pure santa, dicendomi sempre: “La vien via in moto in ch’ea strafi*a, e ea no a dixe mai niente; te ghe da sposarla!” (in dialetto veneto rende diversamente, tradotta e censurata sarebbe: “ti segue sempre in capo al mondo e non si lamenta mai; devi sposarla”).

Probabilmente un giorno la sposerò. Magari nella chiesetta sul passo Gavia.

 

 

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