Il viaggio in moto da due punti di vista

Route des Grandes Alpes in moto

Al contrario di quanto avevo previsto, siamo riusciti a partire per altri quattro giorni alla volta delle alpi francesi. Fino all’ultimo momento non eravamo certi di partire a causa delle piogge intense previste per tutto il giorno nella pianura padana. Ma dopo 40 minuti di pioggia nei dintorni di Piacenza, ci attendeva solamente il sole e pochi nubi nei giorni successivi…

IL PASSO PIÙ ALTO D’EUROPA
Quello che abbiamo affrontato in realtà non è la vera Routes des Grandes Alps, ma una riedizione del tracciato disegnato secondo le nostre esigenze. Abbiamo tralasciato un paio di colli a sud e a nord, e abbiamo aggiunto il Col de la Bonette, non compreso nella citata via. Dopo la notte passata nelle vicinanze di Cuneo per essere comodi alla partenza del giorno dopo, partiamo piuttosto presto per raggiungere la fredda nebbia del Colle della Lombarda (2350 mlsm), un valico che mette in comunicazione l’Italia e la regione della Provenza-Alpi-Costa Azzurra, in Francia (come al solito non sto qui a scrivere di quanto siano belle le location, lascio la parola alle foto sotto all’articolo).
La temperatura era piuttosto bassa e la strada bagnata, stretta, e senza guardrail. A. indossa subito l’antipioggia, le imbottiture del giubbotto (o almeno, quelle che non aveva ancora messo prima di partire) e il maglione in pile rosa.
Passati oltralpe il tempo migliora, ma peggiora la situazione del manto stradale: per tutte le giornate abbiamo trovato l’asfalto pieno di pezze e non nelle migliori condizioni.

rdga03

Scesi al piccolo paese turistico (in inverno) di Isola 2000, seguiamo le indicazioni per arrivare alla salita di quello che i francesi indicano come il colle più alto d’Europa. La strada principale è larga, si corre di fianco ad una pista ciclabile colorata di azzurro, fino ad incontrare Saint Étienne de Tinée e da lì cominciare l’ascesa. I prati intorno cominciano a colorarsi di verde-giallo e più in alto le rocce si tingono di grigio scuro; la salita è piuttosto dolce e poco impegnativa e man mano che si sale, guardando indietro, si può vedere l’ampia vallata e la bella strada appena percorsa.

rdga14

Arrivati sulla cima, composta di sassi molto scuri, si trovano molti ciclisti e motociclisti che vogliono immortalarsi di fianco al masso che riporta la storia della strada e che indica i 2082 mslm. A dire la verità, per raggiungere il “record” di altezza, i cugini francesi hanno costruite una strada che gira intorno alla cima per poi scendere nel giro di pochi metri al valico vero e proprio, situato a 2715 metri. Il panorama è eccezionale, si riesco a vedere praticamente a 360 gradi tutte le altri alpi che circondano il colle, ma a causa del vento freddissimo, scendiamo velocemente alla volta del passo successivo. Ah, immancabile l’adesivo che si può trovare in un piccolo negozio di souvenir sito lungo la strada; nelle immediate vicinanze non c’è un bar o un distributore di benzina… Occhio…

rdga15

A pochi minuti di distanza saliamo al Col de Vars, un passo più basso che si deve attraversare per poter raggiungere l’Izoard. Ci fermiamo per la foto, l’adesivo e per mangiare qualcosa: il menù turistico prevedeva toast con il formaggio (fuso sopra di tutto) accompagnato da una frittata poco cotta… Oltre a noi, c’erano altri motociclisti stranieri seduti ai tavoli, 2 dei quali finlandesi: la cameriera e il proprietario del locale, viste le nostre difficoltà con la lingua locale, non si sforzavano minimamente di parlare altre lingue se non la loro. Una cosa che si ripeterà in tutti gli esercizi commerciali in cui abbiamo messo piede.

Dopo la pausa, ripartiamo per raggiungere il colle seguente, si scende verso Château Ville Vieille e si attraversa una gola molto suggestiva che corre a fianco di un fiume, per poi finire nella salita poco faticosa, che termina nel piazzale del Col de l’Izoard a 2360 mslm. Durante la salita, alcune piazzole di sosta da lato opposto della strada permettono di vedere la gigantesca parete sgretolata della montagna, formata da sabbia e sassi. Dopo aver acquistato l’ennesismo adesivo (brutto), ad aspettarci ad uo dei tornanti c’è un fotografo che vende i suoi scatti in un sito web: l’unica bella foto che ci è stata scattata la abbiamo acquistata qui; anche negli altri colli ci sono fotografi, ma nessun’altra foto ci soddisfava (10 euro per il download).

Giù di nuovo e ancora su, per raggiungere il punto di passaggio del Col de Montgenèvre per poi far tappa poco lontano da Susa, dove abbiamo passato la seconda notte. Abbiamo deciso di saltare il Col dell’Agnello, ma alla fine della giornata i tanti km di curve percorsi pesavano notevolmente sulla mia schiena e sulla pressione bassa di A., dopo una cena squallida in un ristorante poco lontano dal B&B, stremati ci infiliamo sotto le coperte (si, finalmente dormiamo coperti grazie all’aria che rinfresca la valle – e in un letto singolo, così nessuno toglie le coperte all’altro).

IL VERO PASSO PIÙ ALTO D’EUROPA
Subito dopo aver rotto la plastica della chiave del bauletto (…), partiamo da Susa e in pochissimi chilometri siamo al confine francese sul Moncenisio, a 2083 mslm: il bel paesaggio si specchia sulle acque del lago. Anche qui tappa adesivo, e nei bar troviamo la maleducazione dei proprietari francesi che fanno finta di non capire l’italiano o l’inglese: io e altri bikers cominciamo a commentare e a lamentarci ad alta voce del servizio offerto, e la barista, dopo aver capito benissimo di quanto stavamo discutendo, fingeva ancora indifferenza. Bah…

L’obiettivo della giornata è senza dubbio il vero passo più alto d’Europa. Dopo il Mont-Cenis, scendiamo a valle, attraversando finalmente qualche borgo francese, sicuramente più vivace delle cittadine semideserte incontrate il giorno precedente, per dirigerci a nord verso il Col de l’Iseran. Anche qui l’asfalto lascia molto a desiderare, la strada è stretta e senza protezioni, ma dopo pochi tornanti si comincia a vedere il ghiacciaio a Est, percorrendo tutta la gola che lascia nuovamente spazio a tornanti che salgono dolcemente fino alla cima, a 2770 metri; dopo la tappa foto e lotta con i ciclisti per la priorità del posto vicino al monumento, sono entrato nel bar a prendere l’adesivo e leggo (anche qui) che si tratta del colle più alto d’Europa: tutto recitava la stessa dicitura per dar contro a chi più a sud ha imbrogliato sulle misure. Tanto patriottici da comprare solo auto nazionali, quanto ridicoli visto che si fanno la lotta tra di loro per un inutile primato. Vive la France!
Scendiamo verso la Val d’Iser lungo la strada molto ripida fino a raggiungere un borgo suggestivo che poi porta alla cittadina poco lontana in direzione Borg S. Maurice

rdga26

Per rientrare in Italia, si deve passare per una strada stretta e difficile che porta ad un’altra via più ampia fino a raggiungere il trafficato Col du Petit Saint Bernard a 2188 mslm. Evito di raccontare la solita storia del negoziante di souvenir, che a 2 metri dal confine italiano non parla la nostra lingua… Pranziamo con un paio di omelette schifose e ripartiamo subito verso il Grand Saint Bernard (2469 mslm), a 80 km da Courmayeur. Dopo alcuni cantieri aperti, si apre un bel stradone con belle curve che terminano nella galleria appena precedente al valico con la Svizzera francese, nel canton Vallese. Sul passo mi accorgo di essere in riserva, e grazie al navigatore scendiamo a nord verso il primo distributore di benzina.
Apro una parentesi: sia in Francia che in Svizzera, se fate il rifornimento con carta di credito, bancomat o carte v-pay, viene addebitato l’importo massimo disponibile, per poi venire stornato dopo qualche giorno. Il risultato però è che il plafond si presenta rispettivamente con 70 e 148 euro (160 chf) in meno.

AOSTA – PADOVA
Dopo aver visitato velocemente la città di Aosta, con annesso shopping di prodotti locali quali Toma, Mocetta e Genepy, ci siamo spostati a Fenis a far visita ad alcuni parenti di A. che non vedeva da tanti anni. Lì vicino c’è un bel castello che non siamo riusciti a visitare a causa dell’ora che si era fatta, tra una chiacchiera e l’altra. Ci mettiamo in strada dopo pranzo, ci aspettano 400 km.
Per risparmiare 2 soldi di hotel e pasti in giro, ci siamo abituati a fare delle lunghe tratte di autostrada. Il problema di quando ci si muove durante il periodo estivo, è che il sole picchia forte e noi torniamo da passi alpini dove le temperature difficilmente superano i 15 gradi (a Cime della Bonette ce n’erano 7).
Il risultato è una morosa che vuole svenire ad ogni autogrill a causa della sua pressione bassa, della mia paura che mi scivoli via dalla sella mentre guido, e la mia schiena che risente dei tanti chilometri dei giorni precedenti e della tanta strada che finora ha macinato la povera moto.

Non l’ho detto finora, ma posti fantastici, montagne incredibili, panorami unici.
Da fare assolutamente.

Next Post

Previous Post

2 Comments

  1. Edi O’Khan 19 agosto 2015

    Shame on you!
    Tutto sto ben di dio, mille mila foto e nemmeno una ad un piatto-tipico/tavola-imbandita ?!?
    Com’è possibile?

    Detto ciò questo modulo d’inserimento commenti va come me in moto…

    • Infiammabile 19 agosto 2015 — Post Author

      Cambierò modulo per te!
      Abbiamo mangiato poco e male, ho solo una foto delle squallide omelette…
      Niente de bon!

Leave a Reply

© 2017 Due In Sella

Licenza Creative Commons
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 Internazionale.