Il viaggio in moto da due punti di vista

Relax e orsi nell’Altopiano

Più che luglio, sembra novembre. E la chiamano estate. Dovevo iniziare un post con una citazione musicale troppo abusata da tutti i TG, RG, rubriche e stampa tutta, ma in effetti quest’anno sto soffrendo particolarmente questa condizione di maltempo.

Non riesco a girare e a far chilometri, mi è passata la voglia di passare una giornata intera sotto la pioggia, è bastato il ritorno dalla Sicilia. Sono settimane che cerco di organizzare un weekend fuori casa, ma a causa del meteo sfavorevole, amici cazzoni, zavorrina poco collaborativa, non riesco a muovermi; l’ultimo weekend però, in preda alla disperazione ho prenotato una stanza per passare la notte in un rifugio (se così si può chiamare) a Campolongo, sull’Altopiano di Asiago. L’Altopiano l’ho girato in lungo e in largo da bambino con i miei genitori, e questi sabato e domenica ho rivisitato volentieri quelle montagne.

L’Altopiano si gira in poco tempo, e ci sono più vie di accesso:

  • la famosa strada del Costo, accessibile da Piovene Rocchette (io mi rifiuto di farla nei mesi estivi, ci sono troppi motociclisti che la scambiano per una pista – è diventata troppo pericolosa)
  • la strada stretta e panoramica di Pedescala, accessibile dalla strada che porta da Arsiero a Lavarone
  • la strada per Lusiana, accessibile da Bassano del Grappa
  • la strada per Enego, accessibile dalla Valsugana

Il percorso che ho fatto parte ad est (Enego) e finisce ad ovest (Rotzo e Pedescala), con tante varianti in mezzo al percorso, imbucando sempre strade secondarie che riportano alla principale semplice e turistica. Io e A. avevamo bisogno di un po’ di relax, e quindi ci siamo concessi molte pause, tra pic-nic e sonnellini pomeridiani distesi sull’erba di quei vasti prati, che il più delle volte sono occupati dai pascoli. Tra i tanti percorsi ci sono molte strade asfaltate che diventano sterrate: sono per lo più vie che diventano “bianche” sono quelle che portano ai vari forti militari e musei all’aria aperta, i testimoni che ancora oggi raccontano la storia della Grande Guerra (l’anno prossimo, il 2015, si celebrerà il 100° anniversario e sembra esserci molto fermento in zona).

 

Della strada bianca che porta sul Monte Ortigarane ho già parlato qui, raggiungibile anche da Marcesina; un’altra strada che ho scoperto sabato invece conduce da Campolongo al passo Vezzena, che cercherò di fare al più presto.

In quel “rifugio” a Campolongo (più che un rifugio è un hotel, con ristorante, wifi ma senza tv in camera) c’è anche una baita wellness, esterna alla struttura principale, con sauna, bagno turco, idromassaggio, area relax con tisane: non c’è niente di più virile di una tisana calda alla liquirizia dopo la sauna, e ogni maschio degno di questo nome dovrebbe concedersi un paio d’ore di coccole così. Io e A. siamo usciti dai vari trattamenti in modalità “ameba”, sembrava che ci fossimo sciolti.

Dopo la cena nel “rifugio”, visto che nelle camere non c’è la tv e il wifi funziona male, in un momento di follia all’imbrunire della giornata, ho preso la moto e sono andato a fare un giro per la strada sterrata, sperando di non trovare l’orso M4 che in queste settimane sta uccidendo mucche e caprioli che trova sulla sua strada. E per fortuna non l’ho trovato, anche se mi sarebbe piaciuto poter fare un selfie con lui.

Il giorno seguente, dopo aver dormito poco la notte ed esserci svegliati molto presto la mattina a causa di un lucernario che lasciava entrare tutta la luce dell’alba, la mia dolce metà non vuole andare off-road, quindi prima di tornare nell’afosa pianura, abbiamo fatto un’ultimo giro ad Asiago, in località Pennar per andare a vedere dove si trova quella cupola argentata che si vede da lontano di uno degli osservatori astronomici (quelli di cima Ekar)…

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