Il viaggio in moto da due punti di vista

Monte Baldo

A completamento delle montagne veronesi, mi mancava solamente il Monte Baldo, una catena montuosa di 40 km che si estende lungo tutta la costa est del lago di Garda e seguendo la Vallagarina e l’autostrada Brennero-Modena. E finalmente raggiungo anche questa meta, non prima però di fare una tappa, come ogni anno, alla fiera del riso di Isola della Scala.Quest’anno ci siamo andati il primo sabato di apertura, con poca gente e praticamente pochissimi stand aperti. Ci dovremmo ritornare ad assaggiare i risotti della lunga lista di proposte: con 6 euro ci si gusta un bis di risotti, cucinati sapientemente dai volontari che si affannano per rendere ogni anno unica questa festa di fine estate. Sabato abbiamo assaggiato i risotti all’isolana (quello tipico, un must a base di carne di maiale e vitello e con l’aggiunta di rosmarino e cannella), alla zucca e al radicchio, speck e tastasale (o tastasal in veronese – un impasto di carne di maiale macinata, salata, e insaporita con sale e pepe nero grosso frantumato; si tratta dello stesso impasto usato per fare il salame).Mangiamo presto e partiamo altrettanto presto, i direzione Verona per poi prendere per Caprino Veronese e Ferrara di Monte Baldo: gli svincoli della tangenziale scaligera mi confondono un po’ e torno sui miei passi più volte; la prossima volta faccio l’autostrada (A22, uscita Affi).

Una tappa obbligatoria, anche per chi come me è poco legato alla chiesa, è il santuario di Madonna della Corona, una chiesetta sorta ed abbattuta più volte a partire dal XIII secolo, fino ad arrivare alla versione attuale risalente al 1978, eretta tra le rocce, e raggiungibile scendendo tanti scalini o nella discesa asfaltata lungo la Via Crucis; il ritorno lo facciamo con il bus navetta per poco meno di 2 euro a testa.

La strada che attraversa il Baldo e larga e scorre veloce, fino ad un certo punto, dove incrociamo la funivia che porta sulla cima e che da la possibilità di prenderne un’altra che scende a Malcesine. Sulla stessa cima, che mi riservo di visitare entro l’anno prossimo, si può passeggiare a 1700 mslm e accompagnati dagli Alpaca. Faceva particolarmente freddo e il maltempo non ci concede una giro in funivia fino alla cima, l’autunno comincia a farsi sentire e ci concediamo solamente qualche breve sosta lungo la strada per scattare qualche foto. Dal rifugio da dove parte la funivia, la strada si divide: la principale continua in direzione Avio ma il mio sesto senso mi conduce attraverso una strada secondaria, come al solito piuttosto stretta e di media difficoltà, che però ad un certo punto regala una splendida vista sul lago di Garda. 

 

 

 

Scendiamo fino a Mori, incrociando la via principale che abbiamo lasciato qualche chilometro prima, che corre spedita verso Rovereto. Con quel tipico asfalto trentino che concede qualche azzardo in più in piega. Poi, per l’ennesima volta quest’anno, il Pian delle Fugazze.

Questo il percorso che abbiamo fatto: https://goo.gl/maps/ybpTP

 

 

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