La storia prosegue: il 2016 per me segna un cambio di marchio, giusto per provare tutte le giapponesi.

Il marketing di Honda ha lavorato decisamente bene nell’ultimo anno e mezzo, dapprima con la presentazione della “True Adventure”, una enduro stradale snella ma potente, centellinando le informazioni e facendo sperare in una nuova regina del deserto.

A fine 2015 ho avuto l’opportunità di provare e di innamorarmi subito proprio della tanto attesa nuova Africa Twin. E in meno di un mese dal primo incontro, la CRF1000 era già nel mio garage.

Ho optato per il cambio tradizionale, per ora non sono psicologicamente pronto al tanto declamato DCT. Ad oggi (marzo 2016) gli accessori compatibili sono pochi, ma la moto monta già un parabrezza originale più alto, indispensabile a chi supera il metro e ottanta. Il nuovo meccanico di fiducia mi ha sconsigliato di montare accessori elettronici aftermarket (le vecchie manopole riscaldate Oxford, montate nella V-Strom) per non perdere la garanzia collegandoli sottochiave.

Ora sono equipaggiato di una doppia connessione USB per collegare il TomTom ed eventualmente il cellulare. Prima del viaggio nei balcani ho fatto installare anche paramotore e paracarena Givi: bello ma pesante e con troppe viti. Per il montaggio ci si deve affidare ad un professionista, il kit va avvitato al telaio, e per farlo si deve rimuovere il collettore di scarico. In rete ho visto altre proposte per lo stesso kit, ma non mi convincevano. Purtroppo Touratech non ha il prodotto in magazzino, come tanti altri del loro catalogo per questa moto. Al paramotore sono stati installati i fari supplementari Givi s320.

Per i bagagli mi sono affidato a KoboldBike e a Giampaolo, un bravo artigiano bolognese che produce e assembla bauletti e valige laterali in alluminio: per ora l’unico in Italia (e forse in Europa) ad aver realizzato le valigie compatibili con gli alloggiamenti originali con la nuova Africa Twin 2016. Il bauletto da 56 litri permette di ospitare 2 caschi modulari, e la piastra su cui è montato è compatibile con i bauletti Givi; il kit di valigie da 40 e 50 litri, montate garantiscono una larghezza totale e simmetrica di 100 cm della moto; sopra a tutti i coperchi sono fissati 4 occhielli per poter legare con le cinghie alcune borse aggiuntive.

Devo ancora provare a montare la borsa da serbatoio Kappa TKB754 con relativo supporto non so se ne troverò mai la necessità vista la capienza totale delle valigie.

Non c’è nessun piccolo vano sottosella, qui non ci sta la bombola di spray ripara pneumatici. Il primo equipaggiamento prevede pneumatici con camera d’aria appositamente sviluppati da Dunlop, con cui non mi sono trovato proprio a mio agio (e non sono stato l’unico a lamentarmi). Presto monterò le Continental TKC 70.

Nelle lunghe trasferte si è rivelato utilissimo il supporto da manubrio per Telepass di Givi, e per la navigazione un porta smartphone specifico di Cellularline Interphone, poi sostituito da un porta cellulare Givi (questi supporti per cellulari sono scomodi e pieni di riflessi, e in estate tendono a far surriscaldare i dispositivi che contengono) e ora sostituito con un navigatore TomTom Rider 4.

 

L’abbigliamento, per me rimane Alpinestars: per ora un giubbotto (con maniche staccabili) e pantaloni a 3 strati, con inserti gialli ad alta visibilità, più due paia di stivali (uno paio di alti in goretex e uno di bassi), guanti estivi e invernali. Per la mia compagna invece la scelta è ricaduta su giacca a 3 strati Clover e pantaloni Ixon; i guanti sono Alpinestars e gli stivaletti impermeabili sono TCX. Entrambi i casco ora sono un Caberg Modus, e montano i vecchi interfoni F3 Interphone con due microfoni nuovi visto che gli originali si sono rotti.