Il viaggio in moto da due punti di vista

Delta del Po #2

La nebbia nel Polesine c’è fino ad aprile, e rende ancora più drammaticamente bello il Delta del Po. Non è la prima volta che affrontiamo questo itinerario, e devo dire che a me piace sempre di più.

Quasi sempre quando ci muoviamo per l’intera giornata cerchiamo di pianificare anche la visita ad un museo: il tracciato prevedeva di passare per Adria, e ci siamo quindi fermati al Museo Archeologico Nazionale ad ammirare l’esposizione dei ritrovamenti nell’area rodigina, dall’età del ferro ai romani. E tra tutti vasi e le statue c’era anche lui: il mitico Dio Bes. Per A. è ormai una fissazione, e ogni volta che lo troviamo dobbiamo per forza immortalare il momento accanto alla divinità.
Ma chi è il Dio Bes, ve lo racconterò un’altra volta.

Devo fare un passo indietro: la sera precedente stavo cercando qualche suggerimento o percorso da affrontare off-road che poi ho trovato su dueruote.it. La mia fissazione invece sono i percorsi fuori strada, ora che ho un mezzo con il quale posso fare agevolmente anche percorsi del genere.

Gli appunti che avevo trovato erano fatti bene, con tanto di roadbook con relative indicazioni e distanze chilometriche, ma che ho seguito vagamente. Non ho letto la data di pubblicazione di quel materiale, ma una volta arrivati in loco ci si accorge presto che la quasi totalità dei percorsi indicati sono vietati: in ogni entrata che porta sugli argini c’è un bel cartello che vieta l’accesso ai non autorizzati o ai veicoli a motore, e in mancanza di indicazioni c’è sempre una sbarra. A dire il vero non c’è nemmeno nessuno che vigili sugli eventuali accessi non autorizzati, nemmeno con eventuali telecamere (se dovesse arrivarmi una multa, allora quanto scritto sopra perde tutta la validità…).

Argini erbosi e sterrati a parte, al contrario della prima volta, abbiamo girato in senso antiorario: da Adria, si tiene come punto di riferimento Ariano nel Polesine, si scende a sud in direzione Comacchio, per poi seguire le indicazioni per Gorino Veneto. Proprio a Gorino si attraversa il primo ponte di barche (sono 2, a pedaggio di 1,50 €), per poi scendere a sud in direzione del faro di Gorino (che purtroppo si può raggiungere solamente via mare), per poi seguire l’unica strada che porta al secondo ponte di barche di Santa Giulia. Dopo il ponte si deve girare a destra, verso sud, per fare tutta la sacca di Scardovari. Occhio, qui non c’è un distributore di benzina o un essere umano per più di 30 km.
Così facendo si riesce a viaggiare tenendo sempre la laguna a destra della strada.

La nebbia ci ha accompagnato per quasi tutto il giro, da prima di mezzogiorno fino a metà pomeriggio quando siamo arrivati a Porto Levante. Il momento più nebbioso lo abbiamo trovato nella spiaggia di Barricata: è stato fantastico vedere il vento del mare che spostava le nuvole di nebbia tra i tronchi degli alberi portati dal mare proprio su quella sulla spiaggia ancora sporca dei residui dell’inverno appena passato. Qui A. mi ha scattato un paio di foto, forse le migliori che abbia mai fatto in vita sua (ovviamente scattando a caso).

La desolazione, la flora e la fauna insieme alla nebbia rendono l’itinerario tragicamente romantico e selvaggio, davvero.
Risaliamo in moto, direzione Porto Levante e poi Rosolina Mare, dove veniamo accolti dall’ultimo sole della giornata, che ci accompagnerà fino a casa.

Ahimè questo non è ancora il giro completo (170 km). Speravo poter rendere disponibile anche il file gpx del giro completo per rendere felice anche qualche altro viaggiatore. Maledizione.

Seguirà un Delta del Po #3.

Intanto qui sotto trovate la mappa, con un pezzo di percorso in più rispetto all’altra volta.

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