Il viaggio in moto da due punti di vista

Dalla TransLessinia alla Valpolicella

Almeno una volta l’anno sento il dovere di andare in pellegrinaggio  in moto nella Translessinia (ne ho parlato la prima volta qui, e la seconda qui). Lo sterrato che la prima volta faceva paura ora è diventato divertente, anche da fare in 2 in sella: grazie al Santo io e A. venerdì eravamo a casa  (a Padova il 13 giugno è festa, si celebra S. Antonio, e quest’anno anche il mio ufficio era chiuso tutto il giorno) e così per la prima volta quest’anno volevamo mangiarci un piatto di gnocchi di Malga.

Siamo partiti tardi la mattina, faceva anche molto caldo. Avevo voglia di provare anche una strada che ho fatto qualche volta in discesa, ma che in salita merita molto di più: da Verona Est, nella tangenziale che porta sui monti lessini, basta svoltare seguendo le indicazioni Montorio per poi seguire per Roverè Veronese, Velo Veronese e San Giorgio. Da qui poi parte la Translessinia, circa 11 km di natura incontaminata, tra mucche, marmotte e ampi spazi verdi. L’unico rifugio aperto venerdì era la Malga Podestaria (ce ne sono altri 2: Rifugio Bocca di Selva e Rifugio Primaneve a est, e Malga Lessinia a ovest), dove ci siamo fermati a mangiare un po’ di formaggio, polenta, salame e  cipolle sottaceto. Mentre stavamo mangiando, abbiamo visto un camion-cisterna che conteneva il latte  percorrere quella strada provinciale  (SP14) sterrata, e a seguire un altro furgone per il trasporto animali. In effetti l’ho trovata più battuta e più semplice del solito, e in una giornata lavorativa (per gli altri) mi sembra scontato che ci passino pure quei mezzi pesanti!

A conclusione del tratto off-road c’è un bivio dove si incontra nuovamente la strada asfaltata che a destra porta a Passo Fittanze attraverso una strada molto stretta e a sinistra porta dritto a Bosco Chiesanuova attraverso una strada stretta e panoramica; da lì prendiamo le strade principali che questa volta ci portano in Valpolicella, e più precisamente a Negrar. A pochi chilometri dalla cittadina, si trova anche il Ponte di Veja, il ponte naturale più grande d’Europa, citato anche nella Divina Commedia come le  Malebolge dell’inferno e in più di qualche opera del Mantegna.

 

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