Il viaggio in moto da due punti di vista

Borghetto (sul Mincio) e limitrofi

Sembra davvero arrivata la bella stagione, i ciliegi sono pieni di fiori bianchi e il sole scalda a dovere. Finalmente!
Dopo un periodo di assenza dal blog, causato da molteplici impegni lavorativi e non, io e la Zavorrina (che qualche giorno fa è diventata dottoressa) abbiamo ufficialmente inaugurato la stagione con un giro dalle parti della bassa veronese.

Come al solito, faccio riferimento ai tanti link, informazioni e ispirazioni collezionati durante l’inverno per decidere la meta e stavolta tocca a Borghetto, vicino a Valeggio sul Mincio. Data la giornata calda dopo il w.e. piovoso della settimana precedente, abbiamo trovato un sacco di persone in quel piccolo paesino, citato anche nelle guide de I Borghi più belli d’Italia; onestamente non me le aspettavo, ma è una vera attrazione turistica: ci sono più ristoranti e bar che abitazioni, chiaramente, però il luogo è molto suggestivo e bello. La presenza degli antichi mulini ti riporta indietro nel tempo (chissà perché, ma i mulini mi piacciono proprio tanto).

Visto che si visita tutto in pochissimo tempo, ci siamo concessi anche qualche minuto di relax, passeggiando lentamente e entrando pure nei 2-3 negozi di souvenir e prodotti naturali profumati: ogni volta che entro in uno di questi ultimi, oltre a saponette profumate, teli, asciugamani, prodotti in legno e incensi vari, ci trovo sempre delle statue di Buddha… è una cosa che non mi spiego.

Poco più in alto di Borghetto si trova pure il castello, ma  la pigrizia stavolta prende il sopravvento e ci accontentiamo di vederlo solamente da lontano, per spostarci però verso l’Ossario di Custozza, dove sono raccolte le ossa dei soldati delle guerre di indipendenza (1848). Non è molto grande, ma il contenuto è sicuramente unico nel suo genere, a partire dalla vista sulle colline coltivate a Custoza DOC che offre il piccolo camminamento, raggiungibile salendo le scale interne del monumento e un piccolo museo dei resti di alcuni effetti personali dei soldati; soprattutto però è significativa per la parte sotterranea, dove sono esposti i teschi di quei poveri soldati. Non c’è nessuna teca, nessun vetro a separare i vivi dai morti messi maniacalmente in fila su delle mensole che corrono lungo le pareti della cripta; al centro di tutto ci sono accatastate tutte le altre ossa del corpo, un po’ come si fa con la legna per la stufa. Pazzesco, veramente.

Il ritorno scorre piuttosto veloce, lungo i  dolci saliscendi delle colline, con il desiderio di far di nuovo visita per fotografare i vigneti completi di foglie e uva, e per gustare un calice di vino bianco.

 

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