Il viaggio in moto da due punti di vista

Baviera, Liechtenstein e un po’ di Svizzera

Dal Castello di Neuschwanstein in Germania a Vaduz, la piccola capitale del Liechtenstein, dal Flüelapass al Passo di Gavia: un viaggio romantico tra colline e vette alpine.

Noi se non attraversiamo almeno 4 stati non ci divertiamo. Sembra essere diventato il nostro nuovo leitmotiv degli ultimi due anni: solo per fare quest’ultimo giretto da 1200 km abbiamo attraversato gli ormai ex confini tra Austria, Germania, Liechtenstein e Svizzera.

La prima meta si trova in Germania, appena dopo le alpi, in Baviera: dalla pianura padana ci serve una calma giornata di viaggio per raggiungere il Castello di Neuschwanstein è+++++à_§ (scusate i caratteri incomprensibili, la gatta è salita sulla tastiera) abbiamo attraversato il Tirolo, passando per il costosissimo Ponte Europa sborsando 9 euro per il pedaggio. Mai più.

Nel tardo pomeriggio siamo arrivati a Fussen, precisamente sul lago Hopfen, in una ridente località a pochi minuti da Schwangau, per passare la notte in un hotel caro ma molto bello con la camera affacciata sul lago; a 78 metri circa c’è un ristorante dove poter gustare piatti tipici e ottima birra Bavarese. Dopo le ultime esperienze cerco di pernottare in strutture con ristorante annesso o a meno di 79 metri dalla mia camera, non è simpatico dover percorrere altre migliaia di metri a piedi o in moto dopo aver passato l’intera giornata a guidare. Non abbiamo più vent’anni.

Mi sveglio all’alba, stavolta volentieri, per poter fare un paio di foto al lago e al lato nord delle alpi, e per raggiungere l’umile dimora voluta da re “matto” Ludovico II, a Schwangau. Il castello è stato costruito nella seconda metà del 1800 su progetti di fortezze ben più antiche. Vi invito a leggere la storia qui. Se un giorno vi balenasse l’idea di andare a visitare questo splendida e scenografica opera fate attenzione a questi “piccoli” dettagli:

  • Prenotate con anticipo la visita, alle 7.50 c’è già la fila in biglietteria; un caro amico c’è stato qualche settimana prima e mi aveva avvisato dell’impossibilità di visitare il castello dato l’elevato numero di turisti
  • Il biglietto costa 13 euro + prevendita. Con la prenotazione passate davanti a tutti, a patto di essere estremamente in anticipo rispetto a quanto severamente indicato nel sito.
  • Se non volete arrivare in ritardo o già stanchi morti, prendete la navetta (1,80 € andata + 1 € il ritorno) che vi porta nei pressi del castello, la salita ha pendenze che cozzano con le attuali leggi della fisica.
  • Scesi dalla navetta potete recarvi anche sul ponte per ammirare il castello con una visuale più ampia.
  • La visita guidata sicuramente non vale i soldi del biglietto. Una persona vi accompagna per 20 minuti tra le sale del castello, ascolterete le spiegazioni con l’audioguida. Ovviamente sono estremamente di parte, vi invito nuovamente a leggere la storia su Wikipedia.
  • Impossibile scattare foto o fare filmati, ci sono avvisi un po’ dappertutto di presunti rilevatori di telecamere che è meglio non mettere alla prova.

Saranno necessarie almeno due ore per poter fare tutto ciò. Si, è bello, ma non rifarei la visita. Per ora posso considerare tutto ciò un primo assaggio della Romantische Straße, che un giorno percorrerò da sud a nord. Devo dire che questa piccola porzione di Baviera che abbiamo percorso è davvero molto suggestiva, e ovviamente ordinata, le strade sono pulite e contornate da piste ciclabili e marciapiedi, tutti rispettano i limiti e le distanze di sicurezza. E l’autostrada è gratis. Come qua in Italia.

Prima delle 10 siamo già in marcia per raggiungere Vaduz, capitale del piccolo stato inglobato tra Austria e Svizzera. Non abbiamo previsto di soffermarci in questa capitale, il nostro obiettivo è solamente di attraversare il paese, giusto per vederlo anche solo attraverso la visiera. Ma il traffico qui è insostenibile, e ancor peggio a Feldkirch, una cittadina austriaca che precede il Liechtenstein, dove i semafori si susseguono ogni 50 metri. Abbiamo perso veramente troppo tempo.
Con un po’ di ritardo rispetto alla tabella di marcia attraversiamo il canton Grigioni passando per Davos e per il meraviglioso Flüelapass, per poi attraversare la Forcola di Livigno (12 fottuti euro, mentre pagavo ho inventato un sacco di fantasiose imprecazioni). Anche in zona franca abbiamo perso un sacco di tempo, il traffico è davvero rallentato dai turisti (perlopiù ciclisti); notiamo con gran disgusto che i prezzi dei carburanti, delle sigarette e dei superalcolici sono ridotti di più di un terzo rispetto al resto d’Italia.

Passiamo la notte in un hotel sul Passo Eira, a 2208 mslm; mentre ceniamo intravedo dalla finestra una mandria di cavalle con i rispettivi cuccioli, tutti molto chiari con la criniera bionda. Bellissimi, se poi visti al tramonto immersi nel parco dello Stelvio diventa uno spettacolo unico.

Sveglia all’alba, nuovamente. Alle 8 siamo già in sella pronti ad affrontare il temibile Passo di Gavia: lo avevamo già percorso in passato ma ce lo eravamo goduti poco. Mi ricordavo che fosse tosto, infatti la salita da Bormio fa lavorare un po’ troppo le sospensioni a causa delle tante buche e rattoppi; una volta arrivati in cima, però, il panorama ripaga la fatica. La discesa è terribile, strettissima (in alcuni punti 2,5 m) e a tratti manca il guard-rail, l’unica barriera che ci separa dallo strapiombo che corre sulla destra. E le curve cieche unite al traffico di agosto non ci fanno star tranquilli. Quella che siede dietro di me blatera che il rischio è troppo alto e che vuole fondare il sindacato per le zavorrine. Bah.

Subito dopo c’è il Tonale e quella è tutta un’altra storia: l’ho sempre percorso da ovest verso est, ma sicuramente il percorso inverso è preferibile.

E da lì, la discesa verso Trento è infinita, come è interminabile la strada che ci porta a casa nel caldo della Pianura Padana.

Auf wiedersehen!

 

 

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