Il viaggio in moto da due punti di vista

Moto-tour dei Balcani

Ferie è sinonimo di relax, ma per noi no. Ogni volta che progettiamo i nostri viaggi, pensiamo a quasi tutto a parte che rilassarci, e finisce sempre che ci si catapulta a braccia aperte alla scoperta di nuovi Paesi. E questa volta tocca all’Est, quello più vicino all’Italia.

Abbiamo deciso che la meta doveva essere la Croazia e la Slovenia, ma non le solite mete balneari: Rijeka, Laghi di Plitvice, Zagabria, Lubiana per poi sconfinare a Villach. Non voglio dilungarmi sulle descrizioni delle città, quelle le potete trovare in qualsiasi portale turistico, ma mi limiterò a raccontarvi e ad elencare i punti salienti della nostra esperienza nel nostro primo viaggio veramente itinerante.

Giorno 1
Controvoglia della Zavorrina, partiamo all’alba e arriviamo al sacrario militare di Redipuglia alle 8, che si presenta misticamente in controluce. Brevissima tappa e poi via verso Trieste a visitare la prima città programmata, dove entriamo al Castello di Miramare: la dimora del Duca d’Aosta merita sicuramente la visita, i locali come tutto il resto son tenuti meravigliosamente bene, e il mare ha un colore assolutamente splendido, ben diverso dalla poco lontana Sottomarina.
Facendo tutto di fretta ci fermiamo poco e entriamo nel centro della città; la colazione ci costa 10 euro per due cornetti alla crema, un cappuccio e una spremuta: stica! Comunque: belle le piazze e i palazzi principali, ma la cosa più particolare è la Chiesa Serbo-Ortodossa sul Canal Grande di Trieste, assolutamente da non perdere. Poi pranzo nella piadineria (si, piadineria) poco lontana dal centro e via sotto al sole cocente verso il confine poco lontano. Ad aspettarci al secondo confine troviamo 15 km di coda, che riusciamo a fare noi in moto in 40 minuti, sorpassando molto prudentemente visto il largo carico della moto. Secondo me, a distanza di una settimana c’è ancora qualcuno di quella interminabile colonna di automobilisti che aspetta di entrare in Croazia da Starod. Allucinante pensare ancora ai confini, se si pensa che da poco la Croazia è in C.E.
Arriviamo a Rijeka stremati dal caldo; ci limitiamo a visitare un pochino il centro e qualche negozio di famosi brands, per paragonare i prezzi. Cerchiamo quindi subito il B&B (Dumanic) prenotato per la notte: è a 10 km dal centro, sulle colline. Non trovandolo, chiediamo a 2 persone tipicamente balcone un consiglio, e a motti ci fanno capire che ci portano loro: era a meno di 1 km da dove ci siamo fermati noi, ma in Italia non ho mai trovato nessuno tanto gentile.
L’appartamento è molto bello e nuovo, e il proprietario è giovane e molto disponibile.
La sera mangiamo in centro e con 25 euro ci pappiamo 2 primi e un secondo di pesce + birre + acqua. Poi cocktail (Ballantines Euphoria, di cui non riesco a trovare la ricetta) allo Sky Bar, un bellissimo locale a cielo aperto al settimo piano di un palazzo con vista pazzesca sul mare.

Giorno 2
Il vero scopo, per me, del viaggio: i Laghi di Plitvice. Prendiamo l’autostrada che per le moto costa la metà e poi quella che dovrebbe essere la strada principale che porta alla meta: mi aspettavo ben di peggio dalla parte centrale della Croazia, ma l’asfalto è in buone condizioni, è tutto il resto a mancare: nel tragitto di 80 km incontriamo solamente 2 piccoli paesini compostimi da un bar, una chiesa, un minimarket e un distributore di benzina. A volte, sono ben evidenti lo stato di povertà e di disagio, e vediamo che su qualche casa sono ancora presenti sui muri i segni dei proiettili della guerra finita poco più di 20 anni fa. In alcuni casi manca addirittura la corrente elettrica, e son convinto che non ci siano nemmeno le fognature…
Arriviamo ai suddetti laghi, e il parcheggio per le moto è gratuito. Il parco è l’unico nazionale ed è Patrimonio dell’Umanità. Si pagano i 15 euro per il biglietto e si sceglie il percorso da seguire in base alla durata/lunghezza (3, 4, 5, 8 ore): da subito si resta meravigliati da tanta bellezza e dal colore e trasparenza delle acque. Non c’è nulla da dire, è una meta che chiunque dovrebbe raggiungere nella propria vita. Attenzione: all’interno del parco non accettano €.
Dopo qualche ora usciamo e andiamo nel piccolo B&B (House Pox) prenotato: ci aspetta una signora sulla sessantina che parla inglese e che ci dice in continuazione ad ogni nostra richiesta “No Problèm”. Ci prepara un ottima cena con calamari grigliata e patate lesse, tipiche e buone.

Giorno 3
Partiamo e cerchiamo subito un distributore di benzina: ce ne son pochi in zona e lo troviamo a pochi km a nord del Parco: accetta €, ma mi fa pagare 1,50 € in più, sto maledetto…
Oggi ci aspetta la capitale, e attraversiamo da sud a nord il Paese sulla strada collinare che passa a pochi km dal confine con la vicina Bosnia: la strada è messa bene, troviamo qualche camion che ci rallenta, ma in 2 ore siamo a Zagabria, passando per Karlovac.
La città è piuttosto grande, trafficata e piena di semafori: le rotaie del tram e il caldo ci fa impazzire. Il centro storico, caratterizzato da elementi che ricordano le tipiche città dell’est, è piuttosto piccolo e in poche ore si visita tutto: la parte più bella è quella più vecchia, situata sopra alla collina. Alle 15 però eravamo già all’Hotel Calypso, a causa della troppo elevata temperatura. Anche qui la struttura è nuova, bella e pulita.
A causa del vento forte che si alza dopo mezzora che eravamo in camera, e il tempo che minaccia pioggia, decidiamo di riposarci un po’.
Ceniamo qui, con 18 euro ci portano 1 antipasto e 2 secondi molto abbondanti: qui son tipiche le grigliate di carne di maiale accompagnate da pane e cipolla. Degni di nota i cevapcici e le altre salsicce che hanno portato, affogate da abbondante birra Karlovačko.
Passiamo la serata assieme a una coppia di simpatici fiorentini, che stanno facendo il nostro itinerario al contrario, ma in auto.

Giorno 4
Non so come facciano i croati a mangiare cevapcici, frittata e cipolla a colazione, io mi accontento di qualcosa di più leggero e dolce, ma nel frattempo ricomincia a piovere. Siamo costretti a indossare gli antipioggia, uffa. Che poi come ogni volta, ci si mette un sacco a vestirsi e da lì a poco smette. Partiamo e ovviamente dopo 10 minuti esce il sole.
Attraversiamo, questa volta molto spediti il confine HR-SLO e davanti a noi si presenta la Slovenia, in tutto il suo splendore: mai avrei immaginato di trovarmi davanti un paesaggio così bello. La parte est si presenta meravigliosamente!
Su consiglio, decidiamo di regalarci la visita (costosa, 22 euro a persona) alle grotte di Postumia dove c’è poco da raccontare e molto da vedere: 2 ore per 4 km di visita guidata dove si rimane tutto il tempo a bocca aperta. Straordinario.
Poco lontano da lì c’è anche il castello di Predjama, che visitiamo. L’interno è stato ricreato maluccio il tipico ambiente medievale, ma compro un souvenir alcolico… il liquore al miele, mmmh…
Anche Lubiana è piccola da visitare, e troviamo un ambiente giovane e frizzante. Prima però, ci mettiamo 40 minuti a trovare il B&B Marta Studio: si trova in uno stabile della trafficata e rumorosa via principale, e si accede dalla porta sul retro. Siamo costretti a chiedere indicazioni a 3 persone. Ci accoglie una ragazza (che non si chiama Marta), e velocemente ci registra carte di identità ci fa pagare il conto e ci spiega 2 cose di base. La stanza è ben arredata, ma calda e senza climatizzatore, ma con un ventilatore da studio fotografico, con la potenza e la rumorosità di un elicottero. Per non parlare del bagno, separato dalla camera da un vetro satinato che lascia ben poco all’immaginazione.
Usciamo e visitiamo il centro, a 20 minuti dall’appartamento, e mangiamo in un ristorante tipico. Ci fanno assaggiare un liquore tipico da bere come antipasto, a base di vino, mirtillo, miele e cannella. A. se ne innamora subito, e io sto pensando di tornare per un altro paio di giorni da quelle parti, tra qualche tempo… me ne porto a casa uno scatolone!

Giorno 5
Dopo aver dormito poco e male, scappiamo a vedere il lago di Bled, dove ci chiedono 12 euro a persona per attraversare quei pochi metri di acqua in direzione dell’isola al centro. Ci rifiutiamo, è un furto. Decidiamo di fare invece una camminata alle gole di Vintgar, anch’esse a pagamento (4 € a testa). Quindi le alpi vicine al confine italiano.
Il monte Triglav, presente anche sulla bandiera nazionale, ci aspetta con i suoi 50 tornanti (+ 50 per il ritorno) di cui 25 in pavé. Mi aspettavo ancora una volta ben di peggio. Il paesaggio è bello, ma niente di così particolare. Molto meglio la Villacher Alpenstrasse (con un pedaggio di 9 euro per le moto) che si imbocca a ovest di Villach, in Austria. Il panorama è mozzafiato.
Poi inaspettatamente, dopo la doccia in camera prenotata in un centro sportivo, ci troviamo in centro città alla tipica Festa della Birra. Giovani e meno giovani, uomini e donne, vestiti con il costume tipico che bevono fiumi di birra e mangiano wrustel fino a sera tardi: ci tuffiamo a capofitto e conosciamo un paio di ragazzi italiani con cui passiamo la serata. Poi giro nella ruota panoramica e via a letto.

Giorno 6
Rientriamo in Italia, e un po’ mi dispiace. Veloce visita a Udine e poi a casa.
Ci fermiamo in autogrill a mangiare una pastasciutta, finalmente, e mentre mangiamo assistiamo ad una scena tipica: la tipa che serviva al banco, si trova davanti ad un bel gruppo di turisti giapponesi, e lei maleducatamente tenta di spiegare in italiano le pietanze che aveva a disposizione, nell’imbarazzo totale da parte nostra e da parte degli altri italiani che assistono al fatto. Che vergogna. Chiaramente i giapponesi non hanno capito una mazza.

Rientriamo nel pomeriggio, dopo aver fatto colonna in autostrada, sotto al sole. Altra tipica scena italiana. Abbiamo però portato a casa un bel bagaglio in più rispetto alla partenza, come in ogni viaggio: la conoscenza di cui abbiamo tanta fame.

 

 

 


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